Michele Sambonet

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Tutto ebbe inizio nella soffitta della casa dei nonni a Lugano. Italianissimo ma di madre svizzera ho trascorso lunghi periodi della mia infanzia con i nonni materni. Ero piccolo e un giorno scoprii che in soffitta esisteva una stanza segreta, era la stanza del treno. Quando entrai per la prima volta in quella stanza rimasi estasiato. C’era un tavolone con sopra un plastico in scala 0, era il trenino Märklin di quando il fratello di mia madre era ragazzo. Avevo il permesso di giocarci solo con uno dei nonni presente, che costringevo a passare ore in quella soffitta.

Al Passo del Lucomagno, non lontano dal Gottardo, c’era la casa di vacanza della famiglia di mia madre, dove da bambino trascorrevo lunghi periodi in estate. Un giorno si scese a valle per andare ad accogliere un ospite che arriva col treno a Biasca. Giunti in stazione ci fu il vero colpo di fulmine, l’incontro ravvicinato con un Coccodrillo (il Ce 6/8II 14276 che, destino vuole, ancora sopravvive a Mendrisio). Mio padre mi raccontò allora la storia di questa straordinaria opera di ingegneria ferroviaria, unica al mondo, che era il Gottardo e degli sforzi che ci vollero per costruirla, dove per anni queste mastodontiche locomotive, ormai anziane, avevano prestato il loro servizio. Non parlai d’altro per mesi e dopo lunghe insistenze e continue richieste, per il mio ottavo compleanno ricevetti in regalo il mio primo trenino Märklin, composto da un Coccodrillo, qualche carro e un set di binari base. Era il 1966.

A undici anni avevo completato il mio primo plastico. Era un doppio ovale di 3x1,5 metri, armato di catenaria con i suoi sezionamenti, due trasformatori, qualche scambio, qualche semaforo, un binario morto, qualche lampione e la stazione in lamierino che era illuminata dall'interno, il tutto fissato su un foglio di compensato che veniva appeso al muro nei rari periodi di riposo. Non c'era altro scenario, ma sembrava così vero. Circolavano due treni svizzeri, uno passeggeri con carrozze in lamierino, senza arredamento ma rigorosamente illuminate, tirato dalla storica Ae 6/6 e uno merci tirato dal vecchio Coccodrillo. Quest'ultimo era alimentato per via aerea e dovevo tenere sollevati entrambi i pantografi per assicuragli costante tensione. Rimanevo ore ed ore a guardare i due convogli incrociarsi, con i loro pantografi in presa che molleggiavano dolcemente. Ma il tocco magico, quello che dava il massimo del realismo erano le scintille che scaturivano dal contatto dei pantografi del Coccodrillo...

Quando ero coi nonni non perdevo occasione per farmi accompagnare in stazione a Lugano o a Biasca per vedere il transito dei treni provenienti o diretti al Gottardo. Un carosello di doppie trazioni con lunghi convogli internazionali. Potenti macchine da montagna dalle linee estetiche ineguagliabili. Erano eleganti, nella loro livrea verde scuro con insegne cromate e con il loro stemma svizzero piazzato sul muso.

Negli anni a seguire il parco rotabili aumentò, con qualche pezzo tedesco, un convoglio francese e uno italiano, quel poco che Märklin offriva per il mercato straniero. Ma il vero vanto erano i quattro pezzi Hag, un’automotrice elettrica, una Ae 4/7, una Re 4/4 e la nuovissima Re 6/6 con cassa snodata.

Un giorno, il plastico venne smontato e i pezzi riposti in scatoloni, avevo 19 anni e lasciavo, per studi, la casa di Milano dei genitori. Purtroppo di quel materiale, nulla è rimasto, rubato nella casa di campagna dei miei, dove era stato riposto, insieme a tutti gli arredi. Probabilmente i ladri nemmeno sapevano cosa fosse contenuto in quegli scatoloni… L’unico pezzo che si è salvato è il vecchio Coccodrillo (ormai senza scatola) che mi aveva sempre seguito nei miei spostamenti.

Negli ultimi vent’anni ho ricominciato a collezionare rotabili per il sistema Märklin specializzandomi su quello che è stato il mio grande interesse sin dall’inizio, Il transito del Gottardo. Con l’occhio del modellista ho cercato di approfondire la mia cultura in materia con ricerche storiche e con l’acquisto di molte pubblicazioni. Il parco macchine oggi è composto da circa 90 locomotive solo per il Gottardo, molte di queste in doppia trazione, due addirittura in quadrupla, divise in cinque diversi periodi storici dagli anni ’70 ad oggi (forse un po’ maniacale, ma questo è il mio mondo). Ho altro materiale di epoca I, II e III e vapore tedesco di epoca I.
Sono tutte esclusivamente locomotive Märklin e Hag in metallo, salvo poche eccezioni, ma sempre in metallo.

Dopo venticinque anni trascorsi sul mare, ma questa è un’altra storia, decido di rimettere i piedi a terra e tornare a vivere a Milano. Ma la città mi sta stretta e le mie attività le posso svolgere ovunque. Quindi l’anno scorso ho acquistato una casa sopra Ponte Tresa, in una posizione fantastica sul Lago di Lugano, dalla parte italiana, ma non lontano dai luoghi della mia infanzia, una vecchia scuderia con tanto verde attorno, che ora sto ristrutturando e dove finalmente avrò lo spazio per costruire il mio nuovo plastico.

Oggi con grande piacere ho scoperto la realtà del Märklinfan Club e da buon märklinista non potevo che esserne attratto. Poter condividere la mia passione con altre persone che hanno anche loro il mio stesso gene è cosa impagabile.

Ho collaborato poi con Nino Carbone alla ricerca sul Coccodrillo Ce 6/8 che trovate qui:

http://www.marklinfan.net/il_coccodrillo.htm

Alcuni dei miei modelli fotografati sul plastico del club

BLS Re 4/4    HR 2059 AC

  

     

BLS 185 Märklin 36601

   

SBB Re 460 Hag

     

SBB Re 20/20 Cargo Hag

     

     

SBB Re 10/10 Hag

     

     

 

Freccia rossa Märklin 37866

     

  

Michele

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