Tanti mi chiedono come nasce la passione per i treni, quasi sempre rispondo che è una cosa genetica, una sorta di predisposizione a lasciarsi affascinare da questo meraviglioso mezzo di trasporto. Io ho ereditato la passione del treno da mia Madre. Da piccolo spesso mi portava in stazione a Bergamo e stavamo insieme a guardare i convogli arrivare e partire.
Il primo viaggio è stato all'età di due anni, forse meno, sullo splendido trenino della valle Brembana fino a S. Giovanni Bianco, seguito a breve da una gita sempre sulla stessa linea alle grotte delle meraviglie di Zogno. In seguito ci furono frequenti viaggi tra Bergamo e Crema, città dove risiedevano i Nonni. Si prendeva la "Littorina" color castano con dei grandi e comodi sedili in velluto verde.
Il primo trenino arrivò il natale del '64, frequentavo la prima elementare, era un bel convoglio Lima composto da una 646 verde e grigia con tre carrozze grigio ardesia, allora il trenino era uno dei giochi della stagione invernale e frequentemente aveva impieghi "militari" di trasporto soldatini...
Le ispirazioni venivano anche dalle pubblicità in TV dove spesso i trenini venivano usati per il trasporto dalla merenda dalla cucina alla camera dei giochi.
Una cosa che ricordo ancora con emozione è la visita fatta a casa di un compagno di scuola il cui Padre era un grande fermodellista. Un intero salone della sua casa era dedicato al plastico, veramente enorme e per qui tempi una vera rarità. Fu li che vidi per la prima volta i modelli Rivarossi della BigBoy, la grande Vaporiera Americana, e che prese forma il sogno di costruire un plastico tutto mio.
Mio padre mi comprò allora una tavola di legno truciolare da due metri per uno e predispose degli agganci al muro per appenderla quando non usata. Li sopra costruii un semplice circuito con due scambi, seguito poi da casette, strade e alberelli realizzati con stuzzicadenti e licheni.
Poi verso i tredici anni il naturale cambio di interessi, moto, ragazze, sport, feste e viaggi relegò il vecchio trenino in una valigia dove rimase fino al 1989, anno del ritorno di fiamma. Il motivo scatenante fu la vista di alcuni plastici esposti da un gruppo GFO di Bergamo nel periodo natalizio allo scalo merci della stazione. Il ritorno dell'antica passione dopo i 30/40 anni è un evento che accomuna molti fermodellisti. Raggiunti i principali obbiettivi riguardanti lavoro e famiglia, ci si concede qualche piccolo regalo e magari nella camera dei figli che si libera si trova spazio sufficiente da dedicare a questo bellissimo hobby.
Così, dopo una visita ai principali negozi di modellismo della città, potei finalmente comprare i modelli sognati tanti anni prima.
Ripresi da allora l'abitudine, ogni Natale, di montare un circuito sul tappeto del soggiorno ogni anno sempre più grande, niente rende l'atmosfera di questa festività più di un trenino che gira intorno all'albero decorato. Durante l'anno mi tenevo poi aggiornato comprando le riviste specializzate e visitando l'esposizione annuale che si tiene a Novegro, ma non avendo amici con cui condividere la stessa passione il treno occupava soltanto una piccolissima parte del mio tempo libero
La svolta più importante della mia avventura ferroviaria fu il mio primo viaggio in Germania per motivi di lavoro, l'equivalente per un naufrago dell'approdare su un isola popolata e fertile.
Grandissimi negozi specializzati con assortimenti completi e prezzi interessanti, musei ferroviari, plastici enormi in esposizioni permanenti, stazioni e linee ferroviarie dappertutto, una vera oasi.
Fu allora che decisi di comprare uno start set Märklin digital con due treni svizzeri, locomotive in metallo dal funzionamento perfetto, carrozze passeggeri e carri merci, un circuito con i nuovi binari C, scambi e centralina digitale. Era gennaio, ad Amburgo, temperatura 5 gradi sotto zero, ma nella camera d'albergo che mi ospitava bastava la presenza del treno sulla moquette davanti al letto per scaldare l'ambiente. Ancora oggi dopo tanti anni ricordo la sensazione straordinaria di realismo, la meccanica perfetta, l'efficacia e la comodità della gestione digitale dei treni. Scoprire il mondo Märklin è stato come ricominciare da capo l'avventura, finalmente avevo trovato ciò che cercavo.
In seguito ho conosciuto Antonio Zambelli, autore e proprietario di uno dei più bei plastici in stile tedesco presenti in Italia, che dopo avere acquistato una confezione base americana Märklin, decise di costruire un grande ponte in legno per ospitare in esposizione la stupenda BigBoy in metallo. A questo seguirono alcuni moduli di paesaggio che diedero vita al plastico americano esposto poi per la prima volta alla mostra di Fossano 2003. Quella fu la mia prima partecipazione ad una mostra di modellismo e anche l'evento che ha permesso a Piero Chionna di lasciare sul quel plastico un biglietto da visita del Gruppo Amici Märklin, una lista Yahoo di appassionati con i quali iniziò un rapporto via internet e che mi ha poi portato ad aprire insieme a Piero, il 28 febbraio 2005, il Marklinfan Club italia.